Notte di negoziati a Copenhagen Oggi l’intervento di Barack Obama


Barack Obama, President of the United States.

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Rasmussen: pronta bozza di accordo.

COPENAGHEN – «Clima positivo» e tante ore di lavoro notturno per cercare con tenacia un accordo sulle misure da prendere per frenare il riscaldamento del pianeta. Negoziati ad oltranza a Copenaghen dove il vertice dell’Onu sul clima è arrivato veramente in dirittura d’arrivo con l’arrivo dei leader. In attesa dell’entrata in scena di Barack Obama, prevista per questa mattina, i capi di Stato e di Governo si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a negoziare sul serio, anche attraverso una girandola di colloqui bilaterali che arriveranno al culmine oggi con gli incontri che il presidente americano avrà – qui a Copenaghen – con il premier cinese Wen Jiabao, con il presidente russo Dmitri Medvedev e brasiliano Ignacio Lula da Silva.

Convocato anche un extra-vertice notturno in una corsa contro il tempo

Da La Stampa la notizia qui…

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Clima: per la Cia è una minaccia come il terrorismo


Council of Europe's definition of Europe

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Dopo le negoziazioni, dopo le manifestazioni di piazza a Copenaghen è il momento dei ministri. Quali progressi sono stati fatti nei giorni scorsi? I delegati affermato la volontà di fermare l’aumento della temperatura globale a un massimo di 2 °C.

Tutti concordano che per riuscirci bisogna contenere la concentrazione di CO2 in atmosfera sotto una soglia cautelativa. Quella su cui c’è maggiore consenso è pari a 350 parti per milione.

Ma come fare a contenere, o meglio a riportare la concentrazione sotto questa soglia, dal momento che galoppiamo verso le 400 ppm? Tagliando le emissioni, è ovvio.

L’Unione Europea, per la quale la questione climatica è un grande banco di prova di compattezza e unità, ha già offerto il taglio del 20% entro il 2020 e si era detta disposta a rilanciare al 30% se altri grandi inquinatori si fossero fatti avanti. Ma sulla scena internazionale è tutto un tirarsi indietro e spingere avanti il vicino di banco: è il gioco a cui hanno giocato finora Usa e Cina. Gli unici a stare fermi sono i rappresentanti dei paesi più poveri, segnatamente quelli africani, e quelli insulari, come le isole Vanuatu e le Maldive. Questi ultimi fermi ci staranno per poco perché, avvertono, ben presto saranno costretti a grandi migrazioni proprio a causa delle conseguenze del cambiamento climatico. E chiedono ai paesi industrializzati di fare i tagli necessari e fornire i fondi essenziali per aiutarli a sopravvivere alla catastrofe.

Da Panorama la notizia qui…

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Clima, 7,2 miliardi di euro ai Paesi poveri


TOYAKO-ONSEN, HOKKAIDO, JAPAN. During a meetin...

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BOZZA DI ACCORDO. Berlusconi: «600 milioni dall’Italia». L’obiettivo dell’Onu: «Contenere l’aumento della temperatura tra 1,5 e 2°».

COPENAGHEN – I capi di Stato e di governo dell’Ue si sono accordati per dare 7,2 miliardi di euro ai Paesi poveri per il triennio 2010-2012 (2,4 mld all’anno): il cosiddetto fondo «fast start» aiuterà i Paesi in via di sviluppo a dotarsi di tecnologie pulite per frenare il surriscaldamento del pianeta ma dovrebbe facilitare anche il raggiungimento dell’accordo al summit internazionale di Copenaghen. L’Italia darà 200 milioni di euro, un contributo definito «generoso» dal premier Silvio Berlusconi; ma hanno dato contributi anche quei Paesi – come la Lettonia, la Bulgaria, l’Ungheria e la Grecia- che si trovano in una situazione economica molto delicata.

OLTRE LE ASPETTATIVE – I capi di Stato e di governo dell’Ue hanno così superato le aspettative della stessa Commissione Europea. «È di più di quel che ci attendevamo», ha detto il presidente della Commissione, Manuel Barroso. E Ivo de Boer, il capo negoziatore delle Nazioni Unite sul clima, ha definito lo stanziamento «un grande incoraggiamento» ai colloqui in corso a Copenaghen. Le organizzazioni internazionali non governative mettono però in guardia: i fondi, dicono da più parti, devono essere aggiuntivi all’impegno di portare l’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) allo 0,7% del Pil entro il 2015.

L’ONU – Intanto al vertice nella capitale danese, è sceso in campo l’Onu con una prima bozza ufficiale: un’ipotesi di compromesso, redatta dalla presidenza Onu.

Da Corriere.it la notizia qui…

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Bozza danese sul clima: emissioni dimezzate entro il 2050


Eastern reef of Maldivian Ari Atoll from seapl...

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Gas a effetto serra ridotti del 50 percento rispetto ai livelli del 1990? Non è fantascienza ma la concreta proposta del governo danese per evitare di superare i 2 gradi centigradi di aumento delle temperature.

E la bozza precisa anche che a fare l’80 per cento del taglio devono essere le nazioni ricche. Sembrerebbe troppo bello per essere vero, a una settimana dall’apertura del vertice Onu sul clima così cruciale e dall’esito ancora così incerto.

La doccia fredda arriva però nel punto in cui la bozza specifica che l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto nel 2050. Ma come, i climatologi non consigliavano di agire immediatamente per evitare conseguenze difficilmente calcolabili? Non bisognava spicciarsi a dare un taglio alla CO2 per evitare che le sue concentrazioni in atmosfera diventassero tali da non poter più impedire l’impennata delle temperature? Non basta che gli iceberg dell’Antartide vadano ad arenarsi sulle spiagge della Nuova Zelanda? Quali altri stimoli servono ai governanti per darsi una mossa?

Mentre i paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici si sgolano per attirare l’attenzione sul problema (il Presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed, ha dichiarato che “non far nulla contro la CO2 è un crimine contro l’umanità”), i grandi inquinatori fanno mosse caute.

Da Panorama.it la notizia qui…

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Clima, nubi su Copenhagen: Casa Bianca teme per legge energia Usa


Obama / Browner

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Carol Browner dubita che Senato la approverà in tempo per summit.

Roma, 5 ott. (Apcom) – La Casa Bianca, per la prima volta, ha espresso il suo scetticismo sulla possibilità che al summit di Copenhagen venga raggiunto un accordo sul clima. Nel corso di un seminario a Washington, Carol Browner, la principale consigliera di Barack Obama sulle questioni energetiche, ha espresso in modo particolarmente esplicito i suoi dubbi sulla possibilità che il Senato americano approvi il progetto di legge su energia e clima prima del vertice di dicembre. “Ovviamente, vorremmo farcela, ma non credo che accadrà”, ha affermato Browner

Da il Riformista la notizia qui…

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