Obama parla alla nazione sulla marea nera: «Bp pagherà. Il futuro sono le energie pulite»


~ Obama Results ~

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Presidenziale, deciso, pronto a giocare al rilancio partendo da una posizione di debolezza, Barack Obama ha parlato ieri notte per la prima volta agli americani dall’intimità dell’Ufficio Ovale, per chiamarli a raccolta nella battaglia contro la marea nera.

Una battaglia con tre fronti ben definiti. Il primo riguarda la sfida per ripulire le acque e le coste e le paludi e gli uccelli coperti di petrolio appicicaticcio. Il presidente ha promesso che entro le prossime settimane si dovrebbe poter “catturare” almeno il 90% del petrolio che fuoriesce dal “buco” nelle profondità dell’oceano.

Una promessa virtuale perché le stime della fuoriuscita continuano ad aumentare e ieri sono passate addirittura a 60.000 barili al giorno. Il secondo fronte aperto da Obama ieri notte riguarda la sicurezza per chi ha perso il lavoro, abitudini, passioni e uno stile di vita «a cui si erano abituati da generazioni». In questo caso il messaggio è stato chiarissimo e duro: «Pagherà la Bp… gli dirò che cosa mi aspetto da loro», ha tagliato corto il presidente senza neppure ipotizzare una possibilità di dialogo con il colosso petrolifero che starà semplicemente ad ascoltare le imposizioni finanziarie e organizzative della Casa Bianca.

E’ chiaro che se Barack Obama si permette di puntare l’indice contro questa grande compagnia petrolifera, senza darle una possibilità d’appello in un paese garantista come l’America significa che la BP l’ha fatta grossa. Una ricostruzione del Congresso dimostra che pochi giorni dopo l’esplosione il colosso petrolifero britannico, per risparmiare, ha prima ignorato le raccomandazioni scritte della Halliburton, favorevoli all’impiego di un maggior numero di stabilizzatori e poi altre regole seguite normalmente dalle compagnie petrolifere in circostanze simili.

Da Sole24ore la notizia qui…

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Politica: G8, sul clima arriva oggi l’accordo che conta


Silvio Berlusconi

9 luglio 2009 – Sul clima l’appuntamento più atteso è oggi pomeriggio quando il G8, il club che riunisce gli otto grandi del pianeta (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Canada e Russia) incontrerà il Mef (Major Economies Forum), il gruppo che raccoglie oltre ai paesi industrializzati – quindi il G8 – i paesi emergenti a maggiore tasso di sviluppo (Messico, Brasile, Sud Africa, Indonesia) oltre ad Australia e Unione europea nel suo complesso.

Insieme, i Paesi del Mef sono responsabili dell’80 per cento di anidride carbonica emessa nell’atmosfera al livello mondiale. È proprio alla luce di quest’ultimo dato che si comprende come non può essere che l’accordo che emergerà dalla cornice del Mef quello che rivestirà un peso reale nel prosieguo dei negoziati sul clima fino a quello di dicembre a Copenhagen.

Lo si evince dalle stesse parole del premier Berlusconi che nonostante l’entusiasmo mostrato nella conferenza stampa conclusiva della prima giornata per la comune visione dei grandi della Terra sulla questione clima, non ha nascosto la necessità di presentarsi “uniti” al vertice del Mef di oggi “per chiedere a Cina, Brasile, India e agli altri paesi emergenti di prendere impegni ben precisi”.
 Appunto, precisi!

Da Zeroemission.tv la notizia qui…

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Obama, avanti sul clima Sì della Camera alla legge


Ocean Circulation Conveyor Belt. The ocean pla...

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Approvata con 219 sì e 212 no la “Climate change bill” che impone all’industria importanti tagli alle emissioni di gas inquinanti. Il presidente: “Provvedimento coraggioso e necessario”

WASHINGTON – Obama va avanti sulla sua politica “verde”. La Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato nella notte italiana (219 voti favorevoli e 212 contrari) la nuova legge sul clima (“Climate change bill”) che pone severi limiti alle emissioni di gas inquinanti. La legge, che deve ancora essere approvata dal Senato, è considerata dalla amministrazione una delle maggiori priorità della agenda del presidente americano. Il presidente ha fatto subito conoscere la sua soddisfazione: “Un passo coraggioso e necessario” ha detto aggiungendo la sua speranza che anche dal Senato arrivi presto un “sì”.

La legge impone alle compagnie americane – incluse le raffinerie e le centrali di energia – di ridurre le emissioni di gas inquinanti (associate al mutamento del clima) di una percentuale del 17 per cento entro il 2020 e dell’83 per cento entro il 2050, prendendo come punto di riferimento i livelli del 2005.

Da Repubblica.it la notizia qui…

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L’ORTO BIO CONQUISTA L’AMERICA Tutti pazzi per l’orto della Casa Bianca


Shahela and Obama

E’ bastato vedere Barack, Michelle e figliolette alle prese con le zappe per scatenare negli Stati Uniti la corsa ai semi di ortaggi.

Wal Mart – la catena di ipermercati più diffusa in America – registra rispetto all’anno scorso un incremento delle vendite pari al 30%, mentre i negozi specializzati in sementi arrivano anche al +75% (vedi articolo su La Nuova Ecologia).

Oramai tutti sanno che la famiglia Obama ha conquistato gli Stati Uniti (e forse un po’ tutti noi). E potevamo quindi immaginare l’inevitabile influenza del loro stile di vita sui comportamenti quotidiani degli statunitensi. Del resto, cosa simile era già accaduta ai tempi di Roosvelt, quando l’allora first lady Eleanor aveva lanciato la moda del “Victory Garden”: frutta e verdure fai-da-te avevano raggiunto un grado di diffusione talmente elevato da contribuire al 40% della produzione nazionale.

Da My Ecologia la notizia qui…

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Il diritto di stendere lenzuola e reggiseni al sole


panni stesi/2

Panni stesi ad asciugare. Per alcuni sono un’immagine da terzo mondo, testimonianza di degrado urbano e povertà. Per altri sono un bell’esempio di come la gente comune potrebbe dare una mano a proteggere l’ambiente.

Il 75 per cento delle famiglie americane infatti asciuga la biancheria negli appositi elettrodomestici, enormi macchine divoratrici di energia elettrica. Gli esperti sostengono che una famiglia americana media dedica fra il 6 e l’8 per cento del suo consumo annuale di energia elettrica ad asciugare i panni. E’ stato addirittura calcolato che se tutte le famiglie Usa rinunciassero all’asciugatrice, gli Stati Uniti potrebbero fare a meno delle centrali nucleari.

Da Quest’America la notizia qui…

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Crisi, Obama: non siamo più sull’orlo del baratro


Barack at Retirement Security Roundtable in Nevada

Image by Barack Obama via Flickr

L’economia Usa si sta stabilizzando. Il presidente Usa Barack Obama usa parole di ottimismo e incoraggia l’America: il peggio della crisi sembra essere passato.

“Se guardiamo all’economia, ora – dice Obama – penso si possa dire che non siamo più sull’orlo del baratro e che c’è una calma che prima non c’era”. “Non dobbiamo cullarci nell’alloro – prosegue il presidente – perchè c’è ancora molto lavoro da fare” nei settori dell’educazione e per quanto riguarda la riduzione della dipendenza del petrolio estero. Anche le grandi riforme finanziarie, aggiunge Obama, devono spingere gli Usa fuori dal ciclo delle bolle speculative.

Investimenti in solare e geotermia Obama, ha annunciato poi un piano di investimenti di 467 milioni di dollari per le energie pulite e rinnovabili, in particolare quella solare e quella geotermica, nell’ambito della sua politica di riduzione della dipendenza dal petrolio.Obama ha detto che i 467 milioni verranno prelevati dal recente pacchetto da 787 miliardi di dollari di stimolo all’ economia e serviranno a espandere e accelerare l’impiego delle energie solare e geotermica in tutto il territorio nazionale.

” Conosciamo tutti fin troppo bene i costi della dipendenza petrolifera”», ha detto parlando alla base della Us Air Force di Nellis, nel Nevada, che ospita il più grande impianto fotovoltaico dell’emisfero occidentale. “Si tratta di un costo misurabile in miliardi di dollari che inviamo a governi instabili e ostili. Aiutiamo finanziariamente entrambe le parti nella guerra al terrorismo per colpa della nostra dipendenza dal petrolio“, ha aggiunto il presidente, che la prossima settimana si recherà in Arabia Saudita per discutere, fra l’altro, della minaccia nucleare iraniana.

Da Panorama.it la notizia qui…

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Marchionne, la svolta americana Dalla sopravvivenza a Detroit


Fiat Automobiles S.p.A.  logo.

WASHINGTON I tempi sono quelli di Sergio Marchionne: meno di cinque mesi per costruire un nuovo colosso mondiale dell’auto o qualcosa che potrà diventare tale se l’alleanza tra Fiat e Chrysler si dovesse rafforzare ulteriormente con l’annessione della tedesca Opel.

[…] Sembra, questo, l’inizio e invece è una tappa di un cammino che lui ha già intrapreso da tempo. Alle spalle ha almeno cinque mesi di contatti e con Bob Nardelli e Tom La Sorda, vecchie conoscenze degli anni in cui era studente a Toronto e che ora sono ai vertici di Chrysler. Due giorni fa è stato visto in una bisteccheria di Toronto con La Sorda e con il numero uno dei sindacati canadesi della Caw, Ken Liwenza.
Giorno dopo giorno, con loro, ha esaminato ciò che è utile per Fiat e ciò che lo è per Chrysler, difficoltà e modi per superarle. E poiché, come ripete spesso, viviamo in un mondo in cui la finanza non ha liquidità e sembra quasi di essere tornati allo scambio come unico strumento di affari, Marchionne utilizza questo meccanismo per un accordo che per Torino deve essere appunto a costo zero: tecnologia per costruire vetture di dimensioni più contenute, ecologiche e a prezzi bassi, in cambio di un ritorno dei torinesi in America e di un 35 per cento in Chrysler con possibilità di salire oltre il 50 per cento. L’assist di Barack Obama alla strategia di Marchionne è eccezionale. Il neopresidente dichiara la Fiat ha tutte le caratteristiche per essere il migliore alleato della Chrysler.

Da Repubblica.it la notizia qui…

Economia – Chrysler-Fiat, c’è l’accordo. Gruppo Usa verso la bancarotta

E’ fatta: i manager della Fiat e della Chrysler hanno messo la firma sul contratto che dà il via alla partnership industriale fra le due case automobilistiche. Il gruppo torinese riceverà una quota iniziale in Chrysler del 35%, che non contempla per Fiat alcun investimento in contante in Chrysler né un impegno a finanziare Detroit in futuro. Che riceverà 6 miliardi di aiuti dall’amministrazione Obama. L’altra quota di capitale azionario in mano al fondo Cerberus sarà ripartita fra il sindacato a stelle e strisce Uaw che avrà il 55% mentre il restante 10% sarà spartito tra Governo Usa e le banche a stelle e strisce.

Intanto le trattative fra il Tesoro americano e i creditori della Chrysler si sono interrotte e l’ipotesi di una bancarotta assistita per la più piccola delle case automobilistiche americane si fa sempre più concreta.

Da Affaritaliani.it la notizia qui…

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