Milano. VOTO: Referendum, le firme arrivano in bike sharing


Bikemi Duomo
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La Moratti: «agevolerò il percorso della consultazione». Referendum, le firme vanno in bicicletta. I promotori consegnano in maniera «ecologica» le scatole con oltre 20mila adesioni per i quesiti ambientali.

MILANO – Il Comitato promotore dei referendum per l’ambiente e la qualità della vita a Milano ha consegnato venerdì mattina le firme raccolte presso gli uffici del Comune. Le decine di pacchi contenenti le quasi 20mila firme, con le ultime arrivate, sono state trasportate sulle biciclette del bike-sharing dai promotori e sostenitori dei referendum fino alla consegna agli uffici comunali in via Messina 52.

Presenti i fondatori del comitato promotore Marco Cappato, Edoardo Croci, Enrico Fedrighini, con gli altri promotori, tra cui il consigliere comunale Giancarlo Pagliarini e i rappresentanti di Legambiente e dei Genitori Antismog. La ciclo-carovana referendaria è partita alle ore 11 da Palazzo Marino. E uno dei promotori, l’ex assessore all’Ambiente Edoardo Croci, ha annunciato un incontro al sindaco Letizia Moratti «per concordare le migliori modalità per informare tutti i cittadini milanesi della consultazione referendaria e per garantire una partecipazione effettiva e ampia». Giovedì, la Moratti si era detta soddisfatta che fosse stato raggiunto il numero necessario per sottoporre ai milanesi i cinque quesiti ambientali, aggiungendo di voler «agevolare il percorso» del referendum «perché i cittadini si possano esprimere e perché sia a costi contenuti».

Da Corriere.it la notizia qui…

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Milano: le bici ci sono, ma le ‘ciclabili’ dove stanno? E il Comune rischia pure di perdere i fondi per realizzarle


pista ciclabile 2

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Non è una novità il fatto che Milano [è un eufemismo] non sia propriamente una città a ‘misura di ciclista’.

L’ Amministrazione Comunale ha investito moltissimo nel ‘gioiellino’ bike sharing [ma solo in quello, purtroppo], e ora che l’iniziativa è stata ripagata con entusiasmo dagli utenti, è ancora più evidente l’assenza di una rete organica di percorsi urbani riservati alle biciclette.

Quello che si può trovare a Milano e hinterland è invece un’accozzaglia disordinata di percorsi ‘monchi’, distanti e scollegati, dove solo quattro itinerari superano i quattro chilometri di lunghezza. L’estensione complessiva dovrebbe ammontare ad una settantina di Km, ma se si mettono nel conto anche ciclabili assurde e pericolose come quella di via Monterosa (Lotto-Amendola) soprannominata ‘Toboga Road’ dal ciclista Matteo [per farvi un’idea date un’occhiata al video dedicato alla ‘Toboga road’], appare evidente la distanza del capoluogo lombardo dalle altre capitali del Nord Europa (ad Amsterdam le ciclabili si estendono per 400 km , a Copenhagen per 332 km e a Monaco di Baviera per 350 km).

E il Comune cosa fa? Latita, ovviamente: dal Corriere di ieri leggo la notizia che l’ex governo Prodi, per la realizzazione di tre itinerari di complessivi 6,7 km nel centro storico (da piazza Duomo a Porta Nuova, al parco Sempione e verso zona Monforte) aveva concesso la bellezza di 15,6 milioni di euro (!), ma che i progetti preliminari, una volta approvati dal Ministero, sono stati letteralmente ‘abbandonati’ dall’Assessorato alla Mobilità, a causa di rivoluzioni nei programmi.

Ora l’Amministrazione Comunale, che aveva già dovuto rinunciare al bando regionale da 4,5 milioni perché non era stata in grado di fornire dei progetti definitivi, rischia di perdere anche i fondi statali. E che dire allora dei 6,5 milioni stanziati nel 2009 e non ancora spesi, destinati a coprire i costi di altri «7 grandi itinerari di penetrazione» (28,8 chilometri)? Sono ancora in attesa di essere spesi

Da Giann.net la notizia qui…

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