Solare: efficienza pannelli al 32%, nuovo studio sui virus per raggiungere l’obiettivo


influenza virus

Image by kat m research via Flickr

I ricercatori in genere studiano anni per capire come fare per sbarazzarsi dei virus. Ma in un interessante colpo di scena hanno capito che alcuni tipi di virus possono tornare utili, ed in particolare per aumentare l’efficienza delle celle solari.

Gli scienziati del MIT hanno così capito che un virus geneticamente modificato può aiutare
a costruire dei nanotubi di carbonio che danno una “spinta” alla produzione di energia solare.

Spiegano dall’Istituto di tecnologia più famoso al mondo che c’è la conferma che i nanotubi di carbonio possono migliorare l’efficienza degli elettroni raccolti sulla superficie di una cella solare. Tuttavia, ci sono problemi nel farli funzionare correttamente in quanto i nanotubi raggruppati riducono la propria efficacia.

Tuttavia, una versione geneticamente modificata del virus M13 può controllare come i nanotubi sono disposti su una superficie e quindi garantire che non vengano in contatto tra di loro, aumentandone così l’efficienza. Ogni virus è in grado di legarsi a 5-10 nanotubi, in modo da costruire una sorta di “strada” più facile da percorrere per gli elettroni.

Utilizzando il virus, il team è stato in grado di aumentare l’efficienza delle celle dall’8 al 10,6%, con un efficienza totale del 32%. Oggi i pannelli più comuni hanno un’efficienza che non supera il 20% nella maggior parte dei casi.

Da Ecologiae   la notizia qui…

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Una nuova tecnica permetterà di produrre energia solare in grande quantità anche di notte


See :File:Solar storm Halloween 2003 (SOHO-EIT...

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Un salto rivoluzionario potrebbe trasformare l’energia solare da lusso marginale e alternativo in una fonte di energia tradizionale, secondo i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Essi infatti hanno superato un importante ostacolo nella produzione su ampia di energia solare: immagazzinare l’energia per l’uso anche quando il sole non brilla.

Fino ad ora, l’energia solare è utilizzata solo di giorno nella maggior parte dei casi, e spesso l’immagazzinamento per un uso successivo è proibitivo e gravemente inefficiente. Oggi, i ricercatori del MIT hanno escogitato un modo semplice, poco costoso, ma altamente efficiente, per immagazzinare l’energia solare.

Ispirato dalla fotosintesi effettuata dalle piante, Matthew Kanan e i colleghi del laboratorio di Nocera, hanno sviluppato un processo senza precedenti che permetterà all’energia del sole di poter essere utilizzata per dividere l’acqua in idrogeno ed ossigeno. Successivamente, l’ossigeno e l’idrogeno possono essere ricombinati all’interno di una cella a combustibile, creando energia elettrica senza carbonio per alimentare la vostra casa o l’auto elettrica, di giorno e di notte.

La componente chiave in questo processo è un nuovo catalizzatore che produce ossigeno dall’acqua.

Da Ecologiae   la notizia qui…

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Batteria turbo, ricarica in dieci secondi


Un motore ibrido (elettrico/benzina). Nei pros...

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La velocità resa possibile da un rivestimento di fosfato di litio. Scoperta del Mit: può trovare applicazione in telefonini, portatili, ma anche nelle auto elettriche, entro tre anni.

MILANO – Le batterie non saranno più le stesse, e il tempo d’attesa per ricaricarle diminuirà notevolmente: ricercatori americani hanno modificato le batterie al litio a tal punto che potrebbero rappresentare l’inizio di una vera e propria rivoluzione per l’elettronica di consumo e delle auto elettriche. Cellulari e portatili saranno ricaricati in pochissimi minuti, se non addirittura secondi. E non aspetteremo che due anni per vederle in commercio.

DAL 2011 – Dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) arriva la batteria col «turbo». Il tutto è reso possibile da un rivestimento di fosfato di litio. In questo modo si riduce il tempo di ricarica, mentre aumenta la densità di potenza con la stessa capacità di memoria. In pratica, la batteria potrà all’occorrenza fornire rapidamente più energia, scrivono gli scienziati attorno a Byoungwoo Kang e Gerbrand Ceder nello studio «Battery materials for ultrafast charging and discharging», pubblicato sul settimanale britannico Nature.

Visto che i materiali utilizzati non sono nuovi, queste batterie ad alto rendimento potrebbero trovare applicazione in dispositivi quali telefonini, portatili, ma anche nelle auto elettriche, già entro due, al massimo tre anni [continua…]

Da Corriere.it la notizia qui…

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