Perchè si prende la bici per andare al lavoro?


“Domani ci sarà il tempo ideale per andare al lavoro in bici!”. Un datore di lavoro potrebbe prendere in considerazione una mail come questa da inviare ai suoi dipendenti per stimolarli a raggiungere il luogo di lavoro pedalando.

E’ solo uno dei possibili metodi pubblicati nella tesi di Eva Heinen, risultato del suo dottorato di ricerca sui motivi per i quali i pendolari utilizzano o non utilizzano la bicicletta, discussa presso l’università di Delft il 15 giugno.

Le condizioni meteorologiche non influenzano solo la scelta del mezzo di trasporto, ma anche le decisioni riguardo eventuali fermate intermedie, il trasporto di merci, il tipo di abito da indossare e lo svolgimento del lavoro presso sedi multiple. La scelta della bicicletta è solo parzialmente determinata da fattori “concreti” come i costi, la distanza e la situazione famigliare. Questi da soli non possono spiegare perchè persone in situazioni simili compiono scelte differenti. Heinen dimostra che le preoccupazioni e le convinzioni personali influenzano in maniera sostanziale la scelta del mezzo di trasporto. “Anche gli standard di valutazione prevalenti nell’ambiente che si frequenta sono molto importanti”, sostiene Heinen.

Anche l’atteggiamento del datore di lavoro e le aspettative dei colleghi giocano un ruolo fondamentale. “Le possibilità che qualcuno vada al lavoro in bici sono più alte quando in azienda sono disponibili un parcheggio per biciclette coperto o uno spogliatoio. Non solo per la loro utilità pratica, ma anche per l’immagine positiva che si dà in questo modo al ciclismo”. Heinen sottolinea che differenti gruppi di ciclisti basano le loro scelte su considerazioni diverse. Stimolare il ricorso alla bici richiede quindi strategie diverse a seconda del gruppo target.

Da Nuova mobilità   la notizia qui…

Appello: Il 12 e il 13 giugno liberiamo l’Italia dal nucleare.


Oggi abbiamo la grande occasione di chiudere definitivamente l’avventura nucleare e aprire una nuova stagione energetica. Noi non abbiamo le risorse finanziarie e mediatiche dei grandi operatori energetici e della lobby nucleare. Non possiamo fare campagne pubblicitarie da milioni di euro. Noi abbiamo due sole grandi forze: i fatti concreti della storia che ci danno ragione – da ultimo il dramma che sta vivendo il Giappone – e il grande numero di persone che non vogliono per sé e per i propri cari un futuro nucleare e che oggi si possono mobilitare strada per strada, sul web, con le radio e le tv locali. Una grande squadra al lavoro in ogni città, in ogni quartiere, in ogni paese per convincere gli italiani ad andare a votare il 12 e 13 giugno per fermare il nucleare.

In queste settimane siamo tutti rimasti sconvolti dal dramma degli abitanti del distretto di Fukushima, costretti ad abbandonare chissà per quanti anni le proprie abitazioni. Per i milioni di cittadini di Tokyo che ancora oggi vivono sotto l’incubo degli effetti nefasti della radioattività, per i valorosi che stanno sacrificando la propria vita per tentare di impedire che il disastro assuma dimensioni catastrofiche. E’ lo stesso copione di Cernobyl, eppure ci troviamo nel Paese più tecnologico del mondo, che comunque non è riuscito a garantire ai propri cittadini la sicurezza dal rischio nucleare. Il motivo è semplice: oggi non esiste tecnologia in grado di farlo.

Da Fermiamoilnucleare.it   la notizia qui…

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Cosa deve essere l’Italia al 2050 dal punto di vista energetico?


Energia Solare, Acqua, Vento

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La tragedia di Fukushima deve diventare un’ulteriore occasione per riflettere sullo scenario energetico di medio e lungo periodo per il nostro paese. Il primo passo è al 2020, rivedendo da subito il Piano d’Azione Nazionale per le rinnovabili. L’opinione di Gianni Silvestrini a Ecoradio.

È stupefacente, quasi imbarazzante, la dichiarazione di Berlusconi secondo cui il referendum non si farà perché c’è il rischio perderlo e, di conseguenza, di rinviare sine die il ritorno al nucleare. Una soluzione che viene ancora vista dal premier come una scelta strategica.

Dobbiamo tenere gli occhi aperti e soprattutto cogliere l’occasione di una approfondita riflessione, presentatasi a livello mondiale dopo la tragedia di Fukushima, sul futuro scenario energetico nel nostro paese nel medio e lungo periodo.

Anni fa il governo aveva annunciato una Conferenza nazionale sull’energia che non si è mai tenuta e che forse si farà solo nei prossimi mesi. Ma sarà comunque importante capire quale futuro ci aspetta da qui al 2050 per il paese. L’Europa ci ha chiesto di rivedere il Piano d’Azione Nazionale sulle fonti rinnovabili al 2020. Questa rappresenta un’importante occasione anche perché ad esempio il fotovoltaico sta dimostrando di poter dare risultati maggiori rispetto a quelli che il Governo aveva indicato un anno fa.

Potremo quindi raggiungere l’obiettivo al 2020 senza ricorrere a importazioni di energia da rinnovabili dall’estero. Ma il 2020 rappresenta solo un primo step: dobbiamo guardare oltre, così come fanno gli altri paesi europei che delineano uno scenario in cui le rinnovabili hanno un ruolo centrale nel panorama energetico nazionale. Fondamentale sarà importante capire come sarà l’Italia del 2050. Siamo convinti che per la produzione di energia elettrica a metà secolo il nostro paese potrà essere completamente autosufficiente, dipendendo solo dalle fonti rinnovabili.

Questa è comunque una scelta che dovrà essere condivisa, analizzata, studiata e approfondita e poi, su questi basi, si dovranno definire delle strategie coerenti con i risultati che si intendono perseguire.

Da Ecoradio   la notizia qui…

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Milano – IL CASO Ciclabili, la giunta si arrende alle auto “Scelte soft per dare spazio alla sosta”


MILAN, ITALY - OCTOBER 11:  Mayor of Milan Let...

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Nelle delibere di Palazzo Marino che istituiscono piste dipinte sui marciapiedi e ‘controviali condivisi’ si rimarca la scarsità di risorse. La carenza di piste si traduce in scarso uso delle bici.

Piste ciclabili? No, grazie: tolgono spazio alle auto in movimento e a quelle in sosta. Per farle, poi, servono soldi. Meglio, allora, interventi in scala ridotta. A dirlo — anzi, a metterlo per iscritto — è proprio la giunta. «La mobilità ciclabile è uno dei settori in cui Milano ha investito di più»: così parlava il sindaco Moratti un mese fa, inaugurando il primo tratto di un nuovo tipo di itinerario in zona via Padova, realizzato dipingendo segnaletica orizzontale sul marciapiede. «Non più auto, bici e pedoni gli uni contro gli altri, ma in spazi da condividere» era il gioioso messaggio dell’amministrazione per presentare le piste low cost e le sperimentazioni di viali misti per autobici con limite di velocità a 30 chilometri orari. Ma i veri motivi che hanno modificato i progetti della giunta sulle piste ciclabili sono altri, scritti nero su bianco nelle delibere approvate a inizio mese.

Premettono, i due documenti «che la mobilità in Italia e a Milano vede gli spostamenti su auto privata ancora fortemente prioritari sia in confronto al trasporto pubblico che alla mobilità ciclistica. Il numero di auto per abitante, a Milano, è di circa 600 veicoli ogni mille cittadini». Fin qui niente di nuovo. Ma, è lo sviluppo della premessa, «la forte propensione all’uso dell’auto solo in tempi mediolunghi potrà essere sufficientemente ridotta in maniera tale da permettere la sostituzione di un adeguato numero di vetture con la realizzazione di una massiccia rete di corsie dedicate alle biciclette». Insomma: fin quando ci saranno le auto non è pensabile realizzare vere piste ciclabili. Questo perché, spiegano ancora le delibere, «in generale risulta opportuno evitare di determinare riduzioni delle dimensioni della carreggiata che comporterebbero una diminuzione della capacità della strada e un conseguente rischio di saturazione e congestione del traffico, così come risulta opportuno cercare di limitare le perdite di spazi dedicati alla sosta su strada».

È il partito dell’auto che vince, di fatto. Perché la logica seguita da Palazzo Marino non è quella di ridurre lo spazio per le auto a vantaggio delle bici per invitare i milanesi a lasciare a casa le quattro ruote. Al contrario: siccome non si può togliere asfalto alle auto, riduciamo il piano delle piste ciclabili, anche perché bisogna «operare in condizioni di risorse finanziarie contenute». Questo nonostante lo stesso Comune abbia commissionato un’indagine sull’utilizzo della bici a Milano il cui scoraggiante risultati, come riportano le delibere, è questo: «Tra le principali ragioni che scoraggiano l’uso della bici si annoverano l’eccesso di traffico, la percezione di pericolosità, l’inquinamento, la carenza di piste ciclabili e di rastrelliere». E il circolo vizioso è completato.

Da Repubblica.it   la notizia qui…

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UNIONE EUROPEA “Una rete elettrica intelligente” Meno consumi, si vive meglio


Commissioner for Energy Günther Oettinger mode...

Image by European Parliament via Flickr

Il Commissario Ue all’Energia Oettinger, in occasione della Settimana dell’energia sostenibile inaugurata a Bruxelles, scommette su una rivoluzione infrastrutturale per abbattere i consumi, ridurre le emissioni di anidride carbonica, creare occupazione e favorire la competitività delle imprese: “Dobbiamo agire subito”.

BRUXELLES – Bisogna rendere la rete elettrica europea intelligente in tempi strettissimi realizzando una rivoluzione infrastrutturale in grado di abbattere i consumi, ridurre le emissioni di anidride carbonica, creare occupazione e favorire la competitività delle imprese. E’ questa la nuova scommessa a cavallo tra economia e ambiente lanciata dalla Commissione Ue in occasione della Settimana dell’energia sostenibile inaugurata questa mattina a Bruxelles. Il piano, illustrato dal commissario all’Energia Günther Oettinger, prevede una marcia a tappe forzate.

“Dobbiamo agire subito, non possiamo mancare di approfittare delle opportunità offerte dalla piena realizzazione di una smart grid“, ha chiarito Oettinger. Il primo passo è la creazione di standard tecnici comuni già nel giro del 2012. Poi, nella tabella di marcia esposta dal Commissario, occorrerà capire come difendere i dati che viaggiano in rete, studiare un piano di incentivi agli investimenti, favorire un’ulteriore liberalizzazione del mercato e fornire sostegno alla ricerca e all’innovazione. Un piano ambizioso che Bruxelles è convinta vada però perseguito con la massima rapidità e il massimo impegno.

“Mettendo insieme i progressi nel campo della information technology con un lavoro di network saremo in grado di far arrivare la corrente esattamente dove e quando serve al prezzo più basso“, ha detto ancora Oettinger. Un flusso “intelligente” con ricadute positive in molti campi.

Da Repubblica la notizia qui…

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SOS Rinnovabili: la petizione


Pedagaggi #14

Image by Sebastiano Pitruzzello (aka gorillaradio) via Flickr

in nome di tutti i cittadini che lottano per un futuro più equo e più sicuro

CHIEDE al PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, alla PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, a TUTTI i MEMBRI del PARLAMENTO, al PRESIDENTI di CAMERA e SENATO e ai PRESIDENTI di TUTTE le REGIONI di:

sospendere il decreto Romani del 3 marzo 2011 che ha bloccato lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Questo decreto varato, senza tener conto di quanto osservato da due rami del parlamento, ha cancellato retroattivamente impegni triennali assunti dal governo solo pochi mesi prima, spingendo le banche a chiudere il rubinetto del credito per le opere in corso, compromettendo la stabilità di oltre 150 mila famiglie e fermando i cittadini che avevano attivato le procedure per installare un impianto fotovoltaico.
Tutto ciò è avvenuto proprio alla vigilia di avvenimenti che sottolineano l’urgenza dello sviluppo di fonti energetiche basate su materie prime che abbiamo in casa:  il sole, il vento, l’acqua. Il grave incidente alla centrale di Fukushima e il manifestarsi di concreti rischi di approvvigionamento di gas e petrolio  a seguito di eventi non controllabili dal nostro Paese impongono di rivedere il vecchio modello energetico e devono sollecitare un’inversione di rotta anche delle politiche energetiche del governo.
Questo nuovo quadro offre una grande opportunità per le imprese italiane che negli ultimi anni, nonostante l’assenza di una strategia pubblica di largo respiro,  sono state protagoniste di una formidabile rimonta che ha riportato il Paese in una posizione di testa nella corsa europea in questo settore strategico della green economy. Merito anche dello straordinario impegno di tanti presidenti di Regione e di Provincia, sindaci, amministratori e, soprattutto, cittadini che si sono impegnati direttamente in questa battaglia per la democrazia energetica, per riportare le redini dell’energia in Italia.
Occorre, dunque, uscire rapidamente da questa situazione di grave crisi che rischia di vanificare il grande sforzo compiuto gettando un’ombra sul futuro energetico. E si può farlo avviando una seria programmazione energetica e sospendendo per un anno l’entrata in vigore di tutti gli effetti limitativi della promozione delle fonti rinnovabili contenuti nel decreto n.28  del 3 marzo 2011  pubblicato il 28 Marzo 2011 sulla Gazzetta Ufficiale (con particolare riferimento al comma 10 dell’articolo 25) con ripristino provvisorio delle regole previgenti per:

  1. evitare l’emanazione di una regolamentazione decisa sulla base di informazioni di parte e incomplete, alimentate da una campagna di disinformazione che ha ignorato gli obiettivi essenziali svolti dalle fonti rinnovabili: il rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede comunitaria al 2020; la tutela della salute dei cittadini messa a rischio dagli inquinanti prodotti dai combustibili fossili; la difesa della stabilità climatica minacciata dalla crescita dei gas serra.
  2. difendere il principio della certezza del diritto su cui si basa la nostra democrazia e che è stato messo in discussione dalla cancellazione retroattiva delle garanzie governative in base alle quali cittadini e imprenditori hanno assunto impegni con il sistema creditizio.

Da SOS Rinnovabili la notizia qui…

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Moda: La novità Belstaff si sfila in bicicletta


TV presenter Simona Ventura at the premiere of...

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Belstaff, per presentare la sua linea di abbigliamento come sempre all’insegna del look sportivo, ha scelto davvero un modo originale di far sfilare le sue modelle. Tutte in bici pedalando sulle due ruote del bike sharing e a far da madrina alla sfilata una sorridente Simona Ventura

Da Repubblica la gallery qui….

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Rinnovabili, dal decreto Romani stop a solare e eolico


emblem of the Italian Republic

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Oggi, lunedì 28 febbraio le associazioni ambientaliste e di settore insieme alle aziende dell’energie rinnovabili saranno davanti al Ministero per lo Sviluppo economico per una conferenza stampa sulla proposta di Decreto legislativo in attuazione della direttiva 2009/28/CE, che il ministro Romani presenterà al Pre-Consiglio dei Ministri di martedì 1 marzo, che bloccherebbe inesorabilmente lo sviluppo delle Rinnovabili in Italia.

Da Alternativa sostenibile la notizia qui…

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ROMA MOBILITA’: Bici in metrò, firmata la delibera Dal 1° marzo si viaggia sui treni


dos transportes

Image by ·júbilo·haku· via Flickr

L’assessore Aurigemma dà l’ok all’ampliamento degli orari per l’accesso sui mezzi pubblici: dalle 20 e tutto il sabato. Pieghevoli sempre su bus e tram.

ROMA – La «rivoluzione possibile» era stata ventilata il 27 gennaio scorso: ampliamento degli orari di accesso delle biciclette in metropolitana. Cambiano i vertici della Mobilità capitolina e, rispettando i tempi pattuiti, arriva martedì 15 febbraio la delibera firmata dal neo assessore Antonello Aurigemma. Diciassette giorni per realizzare, almeno in parte, quello che le associazioni dei ciclisti chiedono da anni. La tecnica dei ciclisti romani è sempre la stessa, «p.p.p», procedere a «piccoli passi possibili».

PIANO AURIGEMMA – Per questo la delibera di Aurigemma viene vista dalle associazioni come un primo importante traguardo. Punti cardine dell’accordo: adesso è ufficiale, dal primo marzo, le bici pieghevoli potranno essere trasportate su tutti i mezzi pubblici (tutti i giorni, gratis); anticipato alle 20 l’ingresso sulle metro (a, b e Ferrovia Metropolitana Roma Lido). Inoltre: si estende al sabato l’ingresso delle bici sulle due linee della metro per l’intera durata del servizio. E, infine, è allo studio (non risulta allo stato attuale inserito nella delibera) l’installazione di canalette per il trasporto delle due ruote ecologiche sulle scale delle 4 stazioni della metropolitana che non hanno l’ascensore, per consentire ascesa e discesa delle biciclette lungo le scale.

BICI IN METRO DA MARZO – «Finalmente qualcosa si muove anche a Roma – spiega Paolo Bellino del Coordinamento di Traffico si muore – anche se è solo un piccolo inizio almeno è un inizio, dopo anni di totale stasi. Da oltre 14 mesi chiediamo atti concreti e a costo zero all’amministrazione romana per favorire la ciclabilità urbana, come da anni si fa nelle capitali veramente europee. E questa volta, complice anche il cambio della Giunta, un primo passo verso la modernità è stato fatto, per ora timido ma abbiamo fiducia che sia sempre più compresa l’esigenza di alleggerire il traffico veicolare favorendo gli spostamenti in bici». Soddisfazione per l’operato del nuovo assessore: «Antonello Aurigemma ha compreso questa esigenza ed ha lavorato in una direzione che finalmente, ripetiamo, sembra essere quella giusta – continua Bellino –. La nostra intenzione è quella di continuare a spingere per il riconoscimento della figura del ciclista urbano come una soluzione per il decongestionamento di Roma, e non come di un problema per gli altri utenti della strada».

Da Corriere.it   la notizia qui…
Vedi anche… Ditrafficosimuore.org

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Roma Criminale: La città che uccide chi va in bici


La Bicicletta

Image by Montanaro Maurizio™ via Flickr

Siamo arrivati a questo. Ad un dato di fatto, crudele e cruciale: Prendere la bicicletta a Roma significa tentare il suicidio. E’ così. Dati alla mano sempre più atroci e non ascoltati, inutili tavoli, infinite, vane polemiche.

La cosa più interessante è notare (come fa qualcuno che ha ancora capacità di analisi lucida) è che i ciclisti a Roma sembrano aumentare. Come kamikaze, che non si arrendono, anzi rilanciano. Ad ogni età. Contro tutto e tutti.

Perché? Forse perché non abbiamo nulla da perdere, o forse perché non vogliamo uccidere due volte le tante vittime, veri e propri martiri che cadono ogni giorno in questa sporca strage. Se resteremo, come restiamo, in sella, ed aumentiamo, la città dovrà cambiare. L’ipocrita politica dovrà adeguarsi, l’ignobile filosofia cittadina che osteggia con incompensibile rancore chi pedala dovrà ricredersi, ammettere le ragioni e la verità di un sistema che ovunque nel mondo rappresenta il miglior modo di muoversi in una zona di concentrazione demografica.

Tutto questo certo non consola, né conforta chi piange giustamente i tanti sacrificati di tale guerra insensata. Eppure questa è la situazione. Siamo tutti coinvolti, nessuno (nemmeno i pedoni) creda di potersi chiamare fuori, dipende da tutti dimostrare che morire di traffico, non è un male incurabile.

Da 06blog la notizia qui…

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Roma-Biciclette in metrò: verso la rivoluzione Orari flessibili per le due ruote sui treni


Icon of regional railway line Rome-Lido, Italy.

Image via Wikipedia

A FEBBRAIO VERTICE IN ATAC. Contatti tra i coordinamenti di ciclisti e il neo assessore alla Mobilità: tre fasce quotidiane sulle linee A e B; dall’apertura alle 7, 10-16, dalle 20 a fine servizio.

ROMA – I ciclisti romani adottano la tecnica «p.p.p». Ovvero: piccoli passi possibili. E, così, strada facendo, il trasporto di biciclette in metropolitana potrebbe non essere più una lontana utopia. Le associazioni chiedono, da anni, maggiore inter modalità e possibilità per realizzare il connubio bici+metro.
Con il cambio dei responsabili della mobilità capitolina, pare (pare) che qualcosa si stia effettivamente (verrebbe da dire, finalmente) muovendo: in discussione, un ampliamento degli orari di accesso delle bici in metropolitana.

RIVOLUZIONE POSSIBILE – Ad oggi, la bicicletta può essere trasportata sulle due linee di metropolitana e sulla ferrovia Roma-Lido nei giorni feriali ma solo dopo le 21, mentre nei festivi per l’intera giornata. Sempre e solo nei festivi, può essere portata sul bus 791, da Cornelia (metro A) a Eur Palasport (metro B). Per gli abbonati Metrebus, il trasporto è gratuito; per tutti gli altri utenti occorre un biglietto. Il piano quadro della ciclabilità, presentato nel maggio 2010, prevede la definizione di ulteriori linee di trasporto su cui poter trasportare le bici, sia bus che tram, nonché l’ampliamento degli orari su metro e ferrovie concesse.

Da DTSM la notizia qui…

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“Tutti uniti per vivere meglio”. Intervista a Filippa Lagerback


MILAN, ITALY - NOVEMBER 08:  L-R Filippa Lager...
Image by Getty Images via @daylife

Per Milano non è stato amore a prima vista, c’è voluto del tempo. Non un colpo di fulmine, ma una di quelle relazioni che si costruiscono piano piano e poi diventano forti e indisolubili. La battaglia di Filippa Lagerback contro l’inquinamento è un atto d’amore per Milano.

Lei svedese trapiantata in Italia per seguire il suo cuore è oggi impegnata in prima linea nella lotta alle polveri sottili. Oltre a far parte dell’Associazione “Genitori antismog” è stata madrina del nuovo social network e movimento d’opinione “I like Mi”, nato per promuovere la sostenibilità ambientale nel capoluogo lombardo. Famosa nelle vesti di conduttrice di “Che tempo che fa” accanto a Fabio Fazio, bella e brava nei panni di una Giovanna D’Arco in trincea contro il Pm10.

D) Come si vive a Milano?

R) Io amo Milano, è ormai casa mia. Ha un fascino discreto, bisogna non farsi spaventare dal grigio che l’avvolge e si scoprono luoghi magici, angoli unici. Per questo vorrei vedere i milanesi più sorridenti e orgogliosi della loro città. Più impegnati a renderla vivibile. L’ambiente deve essere al centro delle priorità delle famiglie lombarde.

D) Cosa le manca?

R) Le piste ciclabili, amo spostarmi in bicicletta. L’anno scorso ho partecipato alla manifestazione organizzata da Ciclobby. Per l’occasione sono arrivati i miei genitori sin dalla Svezia, dove la cultura della bicicletta come mezzo di trasporto è molto più radicata che in Italia. Milano è l’ideale per andare sulle due ruote, è tutta pianura, ma oggi chi va in bici rischia la vita. Una volta un vigile mi ha fermato perché andavo sul marciapiede: “Signora, signora deve scendere subito!”. E allora io gli ho chiesto: “Mi scusi ma dove si trova la pista ciclabile?”. E il vigile: “Non c’è!”.

D) Una priorità per ripulire l’aria?

R) Mezzi pubblici più veloci e comodi. A Stoccolma, dove sono nata, quasi nessuno usa la macchina perché i parcheggi sono carissimi, bisogna pagare ogni volta che si entra e si esce. Insomma le quattro ruote non sono più comode, né convenienti. Ma tram, bus, autobus sono frequenti, puntuali ed economici. Se a Milano avenisse una tale rivoluzione sono disposta anche adesso a non usare più l’auto.

Da Greenews.info la notizia qui…

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L’Europa: «Smog fuorilegge, Milano è da processare»


Traffic Kills - Reclaim your oxygen!
Image by DanteAlighieri via Flickr

Ambiente – polveri sottili, soglie superate in 16 giorni su 18 da inizio anno. Alla Corte di giustizia i dati sulle micropolveri oltre i limiti. Torna il rischio di maxi-multe.

MILANO – Elementi, indizi e prove sono stati raccolti. Il pm ha concluso il suo lavoro, ha chiuso l’istruttoria. E allora, che valuti il giudice. Vedremo il processo. Saremo condannati per il superamento dei valori limite per le particelle di Pm10? Ci sarà una maxi multa? E maxi quanto? Per intanto c’è una certezza. Come si legge in una lettera della Commissione europea, nel ricorso alla Corte di giustizia contro Milano ha pesato, e parecchio, la costante condizione di illegalità proprio delle polveri sottili.

Da Corriere.it la notizia qui…

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Biciclette, il trucco per diffonderle? Creare piste ciclabili


LONDON, ENGLAND - MAY 26:  London Mayor Boris ...
Image by Getty Images via @daylife

Non solo incentivi, bike sharing o altre trovate stravaganti: il modo migliore per far diffondere l’uso delle biciclette è dare la possibilità ai ciclisti di guidarle senza pericoli. Questo sembra averlo capito Boris Johnson, sindaco di Londra, dato che l’iniziativa delle “autostrade per biciclette” ha avuto un incredibile successo.

Si tratta di un’idea, la quale si è affiancata all’introduzione del sistema di bike-sharing cittadino di cui vi avevamo parlato in passato, che prevede l’incremento del chilometraggio, ma anche della larghezza, delle piste ciclabili, in modo da aumentare la sicurezza di chi gira su due ruote.

Secondo i risultati dello studio della Transport for London, è stato registrato un +70% di ciclisti per le strade della capitale inglese ad ottobre 2010 rispetto all’anno precedente, quando ancora nessun iniziativa pro-biciclette era stata attuata.

Il sito GOOD spiega:

Questo significa che il numero di ciclisti sulle strade, nel periodo precedente alle autostrade, è stato del 70 per cento più basso di quanto lo sia ora che le autostrade sono state installate. Si tratta di una promozione efficace delle biciclette che non si è mai vista […] Riusciranno le altre città a guardare questi risultati ed iniziare una pianificazione per aumentare le corsie per biciclette, anziché semplicemente lasciarle a camminare sul lato della strada?

Ora non chiediamo che anche nelle città italiane si installino le “autostrade” per le biciclette, ma almeno che si possano incrementare le piste ciclabili, visti i risultati che portano. Va inoltre sottolineato che il picco della presenza di ciclisti coincide con l’introduzione del programma di bike-sharing, che per fortuna molte città italiane hanno già adottato. Solo così sarà possibile ridurre il traffico, con conseguente minor stress per i cittadini, risolvere il problema di molti che non possono sostenere i costi per il carburante così alti, abbattere enormemente le emissioni di CO2 e perché no, migliorare anche la salute della popolazione.

Da Ecologiae la notizia qui…

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Più energia dal sole per i cittadini pugliesi


Trullo
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La Regione Puglia ed Enel.si insieme per promuovere la cultura dell’efficienza energetica ed incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici di nuova generazione.

Il 17 Dicembre 2010 il Presidente della Regione, On. Nichi Vendola, firma l’accordo con Enel.si per un’importante iniziativa ambientale: il “Progetto Solare Strutturale” che incentiva l’installazione di impianti fotovoltaici di piccola e media taglia sul tetto di edifici di privati e di piccole e medie imprese. La realizzazione degli impianti è affidata agli Affiliati della Rete in Franchising Enel.si che aderiscono a questa interessante iniziativa.

Il progetto, di notevole rilievo in termini di tutela dell’ambiente, dà l’opportunità a tutti i cittadini pugliesi – residenti nel territorio – di installare impianti fotovoltaici su tetto da 1 a 50 kWp connessi alla rete; propone ai Clienti, privati o aziende, due vantaggiose soluzioni per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico:

1. il Cliente può realizzare l’impianto fotovoltaico, adatto alle proprie esigenze di consumo, impegnandosi a cedere all’Affiliato Enel.si, che sostiene l’investimento, gli introiti derivanti dal Conto Energia e beneficiando dei vantaggi e dei risparmi derivanti dal servizio di Scambio sul posto richiesto al GSE;

2. il Cliente può fare proprio l’investimento attraverso l’acquisto dell’impianto fotovoltaico da 3 kWp o da 6 kWp presso l’Affiliato Enel.si, ad un prezzo competitivo, con soluzioni economiche che prevedano la formula di finanziamento di credito al consumo e sfruttando il duplice beneficio dello Scambio sul posto e del Conto Energia.

Da Enel la notizia qui…

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