CONTI PUBBLICI: Sostenibilità e sviluppo Anche l’Italia ripensa il Pil


TREMONTI Giulio

Image by Giuseppe Nicoloro via Flickr

Nella Relazione sull’economia presentata da Tremonti, per la prima volta l’ipotesi di inserire nei documenti ufficiali altri dati rispetto ai puri risultati economici, con un occhio all’ambiente e alla qualità della vita. A settembre la prossima tappa.

ROMA – Non è certo l’equivalente della commissione Stiglitz, nominata dal presidente francese Nicolas Sarkozy per “ripensare” il Prodotto Interno Lordo come misura che rispecchi anche il progresso sociale e il benessere, oltre alla rigida performance economica. Ma anche l’Italia fa oggi un primo passo ufficiale verso il superamento della mera “religione delle cifre”.

Nella Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica, presentata dal ministro Giulio Tremonti, si annuncia infatti per la prima volta che “una integrazione alle tradizionali statistiche basata su queste muove misure che vanno oltre il Pil verrà proposta in futuro nei documenti ufficiali di programmazione”. In particolare, precisa un portavoce del ministro, indicazioni più precise su una riformulazione del Pil verranno date a settembre nell’ambito del DFP (Decisione di Finanza Pubblica).

C’era da aspettarselo, non solo perché i ‘cugini d’Oltralpe’ sono molto più avanti su questo terreno, ma anche perché lo stesso ministro Tremonti a metà gennaio in un intervento a un convegno dell’Aspen aveva sostenuto che, così com’è, “Il Pil non cattura in pieno la realtà italiana e quindi va ripensato”. Non solo: “Se fossero calcolati l’ambiente, la cultura, la bellezza, la storia e il clima, l’Italia si troverebbe in una imbarazzante prima posizione”. Detto, fatto: le prossime mosse in questa direzione sono indicate nella Ruef, in quattro paginette in corsivo dal titolo “Indicatori alternativi al Pil”.

Da Repubblica.it la notizia qui…

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A Milano una bici per famiglia «Ma ogni anno ne rubano 10 mila»


alternative roads...

Image by Gret@Lorenz via Flickr

Spostamenti raddoppiati in 15 anni. Bike sharing, oltre 12 mila abbonati

MILANO – Uno a uno. Il pareggio è arri­vato a inizio ottobre, quando le biciclette comprate in saldo con l’ecoincentivo sono finite nell’anagrafe del pedale: 1.284 bici passate in quattro giorni dalle vetrine alle cantine, dai ne­gozi ai box.

Adesso, stima il Co­mune, ogni famiglia ha una Graziella o una mountain bike. «Un segnale inequivocabile a fa­vore di uno stile di vita amico dell’ambiente e della salute». Le bici in città sono 600 mila. Un segnale che arriva da lon­tano. Milano, 1995: gli sposta­menti in sella sono poco più di 100 mila al giorno tra case, uffi­ci, scuole e università. Quindici anni dopo sono 140.711, il 73 per cento in più, nonostante gli ingorghi, l’aria avvelenata di polveri, una rete di piste smoz­zicata.

[…] La giunta ha stanziato venerdì al­tri 6,5 milioni di euro per realiz­zare nuovi chilometri di itinera­ri protetti, ricucire la rete esi­stente e raggiungere gli obietti­vi fissati al 2011, quando sca­drà il mandato del sindaco Leti­zia Moratti: 22,7 nuovi chilome­tri (in appalto aperto), più 3 chi­lometri di percorsi «riqualifica­ti» e 3,2 chilometri di Raggi ver­di (le piste ciclopedonali albera­te). I lavori partiranno, all’ini­zio del 2010, con due cantie­ri- priorità: l’anello della cer­chia interna, da Cadorna e piaz­za Cavour, e l’itinerario da Ca­dorna a Lotto, passando per il parco Sempione e la Triennale. «Sulla bicicletta pesa ancora un vecchio pregiudizio, quello di essere considerata il mezzo di trasporto dei poveri», dico­no da Legambiente: «Ma, per fortuna qualcosa, sta cambian­do».

Milano non è Monaco di Baviera, né Amsterdam, certo: ogni giorno, tuttavia, pedalano e non inquinano sette cittadini su cento, il doppio rispetto a dieci anni fa. E la fame di mobi­­lità «veloce e pulita» si misura anche sui numeri del bike sha­ring

Da Corriere.it la notizia qui…

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Più piste ciclabili e meno parcheggi: a Monaco si può fare, e a Milano?


Milano ciclabile?

Image by scre(A)nzatopo (Bici & mici) via Flickr

Settimana scorsa ho avuto il piacere di passare qualche giorno a Monaco di Baviera. Leggendo un po’ la stampa locale, mi sono imbattuto in questa notizia, riportata dall’Abendzeitung: “Radler bremsen die Autos auf”, ovvero “I ciclisti fermano le auto” (trovate l’articolo nella gallery).

Il governo della città ha infatti deciso di aumentare il numero di piste ciclabili (che per gli standard milanesi sono già tantissime), di allargare quelle esistenti e di creare nuove rastrelliere in tutta la città. A questo scopo, dovrà diminuire il numero di parcheggi disponibili per le auto.

E’ interessante confrontare questo piano con la vicenda – tutta milanese – del tira e molla sulle piste ciclabili nel centro storico. Promesse con insistenza da Croci e Moratti, ma contrastate dalla lobby pro-auto animata dagli altri assessori e dai commercianti, per il fatto che “sottrarrebbero spazio alle auto”.

Lo scorso settembre la vicenda si era conclusa, apparentemente, con la vittoria dei sostenitori delle due ruote. “Apparentemente” perché di lavori, nel frattempo, non se n’é vista l’ombra: il che farebbe pensare che sia stato invece l’ostruzionismo ad avere la meglio. Se fosse così sarebbe un vero peccato: anche perché le città europee a cui Milano ama paragonarsi, nel frattempo, sembrano non avere intenzione di restare con le mani in mano.

Da02 Blog la notizia qui…

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Protezionismo? Quando Parigi e Berlino litigano (anche) sui treni


The map comes from Vidal-Lablache, Atlas génér...

Image via Wikipedia

La notizia sembra per molti versi banale, ma dà la misura dei rapporti franco-tedeschi e dello spirito europeista in questi tempi di crisi. Nei giorni scorsi la società ferroviaria tedesca ha criticato aspramente la sua controparte francese, accusando la SNCF di proteggere il suo mercato interno e di non permettere alla Deutsche Bahn di mettere radice in Francia. Il presidente del gruppo tedesco, Hartmut Mehdorn, ha scritto una lettera al suo omologo Guillaume Pepy definita da Le Monde “poco cordiale”. Il tutto naturalmente alla vigilia dell’apertura alla libera concorrenza del mercato ferroviario nel 2010. [continua…]

Da Germanie la notizia qui…

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