Fotovoltaico dai frutti di bosco


English: Schematic illustration of a generic d...

English: Schematic illustration of a generic dye-sensitized solar cell. (Photo credit: Wikipedia)

Il fotovoltaico organico continua a dare i suoi “frutti”, vi ricordate?

Ne abbiamo già parlato in passato, negli ultimi anni sono stati numerosi gli studi sull’energia di nuova generazione ricavata dal sole. Adesso è la volta dei frutti di bosco e le dye-sensitized solar cell, celle solari a colorante fotosensibile. Tale tecnologia è stata messa a punto nel 1991 da Michael Gratzel professore alla École Polytechnique Fédérale di Losanna che, grazie a questa scoperta, ha ricevuto il Millennium Prize 2010.

Nella Regione Lazio, il Polo per Il Solare Organico, il CHOSE (Center for Hybrid and Organic Solar Energy), in collaborazione con Tor Vergata, sta approfondendo le ricerche sul solare organico.

Tali cellule hanno una struttura a “sandwich”, con materiali fotoattivi racchiusi tra due elettrodi conduttivi depositati su un substrato di vetro, plastica o su film flessibili e adesivi che ampliano di molto i campi di applicazione. Possono infatti essere applicati su varie superfici attraverso metodi tipici della stampa come la serigrafia o la stampa a getto d’inchiostro.

Da fotovoltaicoblog.it   la notizia qui…

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Solare: efficienza pannelli al 32%, nuovo studio sui virus per raggiungere l’obiettivo


influenza virus

Image by kat m research via Flickr

I ricercatori in genere studiano anni per capire come fare per sbarazzarsi dei virus. Ma in un interessante colpo di scena hanno capito che alcuni tipi di virus possono tornare utili, ed in particolare per aumentare l’efficienza delle celle solari.

Gli scienziati del MIT hanno così capito che un virus geneticamente modificato può aiutare
a costruire dei nanotubi di carbonio che danno una “spinta” alla produzione di energia solare.

Spiegano dall’Istituto di tecnologia più famoso al mondo che c’è la conferma che i nanotubi di carbonio possono migliorare l’efficienza degli elettroni raccolti sulla superficie di una cella solare. Tuttavia, ci sono problemi nel farli funzionare correttamente in quanto i nanotubi raggruppati riducono la propria efficacia.

Tuttavia, una versione geneticamente modificata del virus M13 può controllare come i nanotubi sono disposti su una superficie e quindi garantire che non vengano in contatto tra di loro, aumentandone così l’efficienza. Ogni virus è in grado di legarsi a 5-10 nanotubi, in modo da costruire una sorta di “strada” più facile da percorrere per gli elettroni.

Utilizzando il virus, il team è stato in grado di aumentare l’efficienza delle celle dall’8 al 10,6%, con un efficienza totale del 32%. Oggi i pannelli più comuni hanno un’efficienza che non supera il 20% nella maggior parte dei casi.

Da Ecologiae   la notizia qui…

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