Roma – De Lillo incontra i ciclisti


Italy Roma

Image by Hans.Chen via Flickr

Dopo la morte di Eva, i ciclisti chiedono provvedimenti seri per la loro sicurezza e la ciclabilità romana.

Con l’idea di riattivare un rapporto che si andava perdendo, l’assessore all’Ambiente Fabio De Lillo ha proposto di aprire un tavolo tecnico permanente con le associazioni ciclistiche per discutere della mobilità ciclabile in città. Il prossimo incontro è stato fissato per giovedì 10 dicembre 2009, poi si susseguiranno ogni 15 giorni. Questo è uno degli impegni con cui l’Assessore all’Ambiente si è mostrato ai numerosi ciclisti che hanno partecipato all’incontro che si è svolto giovedì 26 novembre dalle 17:30 in poi all’Aranciera dell’Assessorato alle Politiche Ambientali ed Agricole del Comune, piazza di Porta Metronia 2.

Dal canto loro i ciclisti hanno presentato un decalogo ricco di proposte con cui l’amministrazione pubblica possa dimostrare un’attenzione più esplicita e duratura nei confronti di un tipo di mobilità, quella in bicicletta, così trascurata dalle istituzioni e dai cittadini in generale da essere molto pericolosa e poco sfruttata.

La morte di Eva Bohdhalova che il 30 ottobre 2009 è stata falciata da un tassista lungo via dei Fori Imperiali a soli 28 anni, ha scosso gli animi dei ciclisti romani che hanno iniziato a manifestare ogni venerdì sera, avanzando richieste, come la riduzione della velocità a 30 km orari, che rendano più sicure le vie della capitale.

All’Assessore De Lillo è stato chiesto di promuovere lo sviluppo della mobilità ciclistica urbana tramite piste ciclabili e ciclo-pedonali dovunque possibile, soprattutto di riprendere i lavori per quelle già previste e di aumentare le ztl e le isole pedonali in centro, le strade verdi e i parcheggi di scambio,l’ intermodalità con i mezzi pubblici, più stalli e rastrelliere, nonché l’autorizzazione per lasciare le bici in condominio e un “bike sharing di standard almeno milanese se non parigino, con molte più stazioni e bici e, soprattutto, la consueta prima mezzora gratuita”.

L’Assessore si è mostrato favorevole: “saranno riattivate immediatamente – ha detto De Lillo -alcune opere importanti quali il consolidamento delle fondazioni del ponte sul fosso dell’acqua traversa, la pista ciclabile Roma-Litorale, la pista Appia-Caffarella, la pista Cervelletta-Togliatti, la pista Papiria-Nobiliore, la pista Villa Ada–ponte Milvio, la pista tra ponte Nomentano e ponte Mammolo e la pista su via del Mandrione. Sono inoltre in programma l’espansione degli orari di trasporto a bordo dei mezzi pubblici e il bike sharing.”

Da Abitare a Roma la notizia qui…

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Roma – Inaugurato il bike sharing al Terzo Municipio


Pantheon by night, Roma, Italy.

Image via Wikipedia

L’inaugurazione c’è stata, la protesta pure. De Lillo non è stato molto contento dello striscione di protesta, ma poi ha rilasciato un’ ampia intervista in cui si è mostrato ottimista sulla diffusione delle ciclabili, prime tra tutte la ciclabile verso il mare, che dovrebbe raggiungere Fiumicino.

Per la ciclabile nomentana ha detto che il Comune è assolutamente favorevole alla realizzazione e che si stanno superando le ultime difficoltà per reperire i fondi. Con tutta probabilità lavori inizieranno l’anno prossimo e la ciclabile sarà terminata entro la fine del 2010.

Ha detto anche che a breve iniziano i lavori di “lisciamento” della ciclabile del Tevere. Poi ha parlato dell’ampliamento del bike sharing che dovrebbe presto arrivare a 70 postazioni diffondendosi anche in altri municipi. Si è parlato anche di rastrelliere davanti alle scuole e uffici pubblici, e, soprattutto, senza che nessuno dei presenti lo sollecitasse, ha riferito che è ormai quasi pronta una delibera comunale che consentirà di parcheggiare le bici nei cortili condominiali anche se il regolamento del condominio lo vieta.

Da Roma pedala la notizia qui…

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Bike sharing : ” Qui in Italia sbagliate tutto”


Unfortunate Accidental Triptych

Image by jasonEscapist via Flickr

Pedro ha rimesso le lancette avanti di vent’anni. E mentre mezzo mondo, affogato nello smog, scopre il bike sharing che lui ha inventato venti anni fa, ieri ha detto chiaro e tondo che «il bike sharing è ormai superato, serve solo per i turisti». Vediamo perché.

Fino ad oggi il “suo” bike sharing era l’avanguardia della sostenibillità. Cosa è cambiato? – Tutto. Quando lo inventai, nel 1989, le biciclette erano un bene costoso. Oggi i cinesi le producono per 4-8 dollari l’una, e se ne trovano ovunque per 60, 100 euro. Il risultato è che 1 persona su 4 ha una bici. Tutte stipate sui balconi, nei garage, mai utilizzate: mi vuol spiegare che necessità c’è, allora, di condividere una bici se già ne possediamo una? Non ha più senso.

Tuttavia la mobilità sostenibile era un problema e oggi lo è ancora di più… – Certo. Perciò le amministrazioni oggi devono chiedersi: una volta che la gente compra la bici, che fare perché la usi?

Come? – Ho presentato il mio progetto a Washington allo staff di Obama, e oggi al ministero dell’Ambiente italiano, perché sto cercando contributi per realizzarlo. Parto da un presupposto: la gente chiede alla mobilità comodità e sicurezza. Comodità: ho brevettato un complesso sistema di stazioni sosta interamente automatizzate. Lasci lì la tua bici, e non in cantina. Allarmi infrarossi, caricabatterie per mezzi elettrici e così via: basta uscire di casa e trovarla pronta: come si fa con l’auto.

E la sicurezza? Guardi: la storia delle infrastrutture non attacca: ci vogliono 20 anni per fare 1 metro di ciclabile… – Se ci sono, è meglio. Altrimenti la massa di bici che scenderà in strada condizionerà le auto, facendole andare più piano delle due ruote. È questa la vera rivoluzione.

Qualche numero per confortare la sua tesi? – Si parla molto del bike sharing di Parigi, con 20 mila bici. Se è vero che una persona su 4 in Occidente ha una bicicletta, a Parigi, che ha 12 milioni di abitanti, ci sono 3 milioni di biciclette. Mettiamo che di queste un quinto sia sensibile alla mia idea: sarebbero 600 mila bici in giro per la città. Che dice, meglio 600 mila o 20 mila? (ANDREA BERNABEO)

Il futuro? È adesso. Nome Pedro Kanof. Vive tra Washington eMilano. Cosa ha fatto: Nel 1989 ha inventato il bike sharing. Oggi però lo considera superato.

Da Metro news la notizia qui…

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Se Roma lascia, Copenhagen raddoppia!


Italy Roma

Image by Hans.Chen via Flickr

Roma – Partire in ritardo non è necessariamente il primo passo verso l’insuccesso. Ci sono quasi sempre i margini per recuperare il tempo perduto. Ma per farlo è necessaria una buon dose di volontà, quella che la città di Roma col suo servizio di bike-sharing sembra non avere affatto.

Il fatto è che quello che si rischia qui è di veder trattare in malo modo il servizio di bike sharing romano per poi dire, a distanza di un certo tempo, che Roma ed i romani non sono pronti per le biciclette ‘in libero servizio’.

Già mi immagino i commenti: Roma non è certo Copenhagen! Certo, Roma non è Copenhagen, ha degli abitanti diversi, una dimensione diversa ed anche una morfologia diversa, ma questo non è un motivo sufficiente per abbandonare il servizio a sé stesso.

La capitale danese è stata una delle prime grandi città ad avere un sistema di condivisione delle biciclette. Ma era un sistema ancora precedente a quello che dovrebbe essere il modello per Roma e che è presente oggi a Parigi, Barcellona, Lione, Francoforte ed atre città.

Da Homo mobilis la notizia qui…

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Roma – Bike sharing: 10 comandamenti per un flop annunciato


Roma Bike Sharing

Image by Hong Kong dear Edward via Flickr

A beneficio dei lettori vecchi e nuovi che affluiranno qui dal sito romano del Corriere della Sera che oggi ci dedica un articolo, vogliamo elencare per chiarezza, trasparenza e brevità quale sia la situazione attuale del bike-sharing romano. Con una premessa, tuttavia: a Roma da giugno 2009 non c’è alcun bike-sharing. Ma procediamo per punti:

  1. a giugno 2008 a roma inaugura uno scadente servizio sperimentale di bike-sharing gestito da cemusa, multinazionale spagnola: poche stazione, poche bici, poca integrazione coi mezzi pubblici…
  2. nonostante tutto il servizio ha un buon successo di pubblico, raggiungendo e superando i 3000 abbonati nella piccola area del centro storico servita dalle stazioni
  3. alla fine del periodo di sperimentazione viene a lungo menato il can per l’aia finché cemusa non è costretta a rinunziare; il comune passa la gestione del servizio ad atac
  4. immediatamente atac ‘suicida’ il servizio. a roma si passa da un bike-sharing scadente ad una cosa che bike-sharing non è: eliminando la prima mezz’ora gratuita (presente in tutti i bike-sharing del mondo) e togliendo il disincentivo a tenere a lungo la bicicletta (ogni mezz’ora costa uguale alla precedente, il prezzo non sale con il tempo), il servizio si trasforma in un banale e patetico ciclo-noleggio
  5. continua…

Vedi anche: Bikesharing, tre mesi e non decolla i blogger all’attacco del servizio Atac.

Da Bike sharing Roma la notizia qui…

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