La recente notizia che in Puglia è stata riattivata una vecchia centrale idroelettrica è un importante segno della rinascita dell’attenzione per la fonte energetica idroelettrica, rinnovabile, derivata dal moto delle acque a sua volta prodotto dal Sole. Per secoli il moto delle acque dei fiumi o dei canali è stato utilizzato per azionare mulini, magli, segherie, fabbriche tessili, per soffiare l’aria nei forni. Le valli italiane, anche quelle del Mezzogiorno, sono ancora piene di ruderi di mulini ad acqua, spesso di grande interesse tecnico, tanto che il loro studio ha dato vita ad una speciale disciplina, la “molinologia”.
Nella metà dell’Ottocento si è scoperto che il moto di una ruota poteva essere utilizzato per produrre elettricità con invenzioni italiane come quella della dinamo (1864) da parte di Antonio Pacinotti (1861-1912) e del campo magnetico rotante (1888) da parte di Galileo Ferraris (1847-1897). Sono allora state costruite numerose centrali idroelettriche diffuse nel territorio, per iniziativa di imprenditori privati, spesso locali, che producevano elettricità sfruttando piccoli salti di acqua; tale elettricità era il ”carbone bianco” che, fornito alle vicine città e fabbriche, è stato il motore della prima industrializzazione italiana. Ben presto altre innovazioni tecniche hanno permesso di trasportare l’elettricità anche a grandi distanze dai generatori.
E’ stato principalmente il Nord Italia, che poteva utilizzare le forze delle acque dei fiumi che scendevano dalle Alpi, a godere dei benefici della nuova fonte di energia e non a caso l’industrializzazione moderna è nata nella Valle padana.
Da Rinnovabili.it la notizia qui…
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